A mia insaputa

Ilpadredifamiglia fa una riflessione: sono diventato figlio amiainsaputa, cresciuto amiainsaputa, educato amiainsaputa. Amiainsaputa sono diventato padre, amiainsaputa invecchierò, raggiungerò le stelle, anche questo amiainsaputa. Tutto, o quasi, nella vita, accade amiainsaputa. Amiainsaputa si srotola la vita: e questo è bene, direbbe il passeggere di Leopardi, perché quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce. Amiainsaputa scrivo queste righe.

amiainsaputa

Freud, la balena bianca e il lettino da campeggio

Ilpadredifamiglia pensa «Oggi, se fosse ancora vivo, sarebbe il …esimo compleanno di Freud, ilpadredellapsicanalisi». Ilpadredifamiglia pensa che nessuno abbia mai scritto romanzi come i suoi. L’interpretazione dei sogni, Psicopatologia della vita quotidiana, Totem e tabù, chi altri ha inventato storie così belle? Melville? Sì, ma Melville era sempre Freud. Ed erano Freud anche Laurence Sterne, Cyrano, l’Ariosto. Freud era un poeta, capace di dar senso alle esistenze, di consolare, di farci credere di essere migliori anche se non è vero. Freud era padre e figlio, a volte spirito, più di frequente Giuda. Aveva un cane. Aveva una balena. La ascoltava, sdraiata su un lettino da campeggio, mentre si lamentava del suo tragico pallore.

freud

Papaveri, papere e scontrini

Domenica mattina. Ilpadredifamiglia va al supermercato. Tommaso carrellato conduce le danze, girando ogni tanto su se stesso come la stazione spaziale di 2001: Odissea nello spazio. Qui non si fa retorica, si fa la spesa, e ilpadredifamiglia vorrebbe innanzitutto spiegare il quando e il come. Quando: nei giorni di validità dei buoni sconto. Come: buttando l’occhio, il naso e la mano a tutte le offerte possibili. Alla fine, scontrino lungo quaranta centimetri e 74, 63 euro di spesa, ridotti di 10 per l’utilizzo di due buoni sconto. Quanto durerà questa spesa? Meno di una settimana. Ma ilpadredifamiglia si consola: non ha ancora speso tutti gli 80 euro.

spesa

Uccelli di passo

Ieri sera, attraversando uno dei ponti sul fiume che taglia la città, ilpadredifamiglia ha visto una nitticora. Non è un uccello che si veda spesso. Ilpadredifamiglia nemmeno sapeva che esistesse. Appartiene alla famiglia degli aironi, ma somiglia piuttosto a una cornacchia: corpo tozzo, becco appuntito, zampe corte. All’inizio, ilpadredifamiglia credeva proprio fosse una cornacchia, poi ha visto le zampe arancioni, il pennacchietto bianco dietro il capo. A casa ha scoperto che era un nitticora. Nicti Corax, corvo della notte, perché di notte preferisce cacciare. Uccello di passo, che si sposta in primavera per nidificare e in tarda estate se ne torna in Africa: dove per lei si trova ancora il paradiso.

nitticora

Domani è maggio (ancora)

Sì, domani è maggio. E piove. Ma domani no, o almeno non dovrebbe. L’anno scorso a maggio pioveva. Faceva anche freddo. Ilpadredifamiglia se lo ricorda bene perché l’anno scorso, a maggio, è nata Olivia. Tra dieci giorni sarà un anno. E come accade sempre in questi casi, scatta la retorica del «è già passato un anno e non ce ne siamo accorti». Però non è retorica: è la verità. È già passato un anno e non ce ne siamo accorti (o quasi). Ma se ne sono accorti i chili persi, le ore di sonno scappate chissà dove, a volte la pazienza, rifugiatasi in anfratti misteriosi per poi tornare indietro, piano piano, in punta di piedi. Quella notte gli occhi facevano fatica a stare aperti. Ogni tanto anche adesso, che è già passato un anno.

maggio

Per chi suona la campana

Oggi ilpadredifamiglia non ha nulla da dire se non che ha saputo della morte di un compagno di liceo. Si chiamava Marco. Tra i compagni era uno di quelli che si facevano notare di meno. Un solitario. Forse un po’ misantropo. Ilpadredifamiglia lo ricorda timido, gentile, mite. Magari un ricordo sbagliato. Ma sono passati trent’anni. Dopo il liceo c’erano stati pochi incontri. Non sembrava cambiato. L’ha trovato morto la sorella. Domenica mattina. Nella casa che abitava da solo. Aveva ragione Jonh Donne, pensa ilpadredifamiglia «Non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».

campana

La leva calcistica del 2013

Giornata di pioggia. Lamadredifamiglia ha un lavoro urgente da finire. Così, ilpadredifamiglia piazza Tommaso dai nonni, carica Olivia nello zaino  e parte a far la spesa. Supermercato in centro, quello degli anziani, dove praticamente si conoscono tutti, dalla cassiera lillipuziana, che pare uscita da un film di Fellini, al cliente che compera le banane solo il mercoledì perché c’è lo sconto over sessantacinque. Alla cassa ilpadredifamiglia si mette in coda a un signore in trench, sull’ottantina, con una confezione di fesa di tacchino. Lui si volta, osserva Olivia e chiede: «In che scaffale l’ha trovata?». «In fondo a destra» risponde ilpadredifamiglia «ma era l’ultima.» Il signore sorride. Negli occhi un po’ di delusione la si vede. La ragazza si farà, anche se ha le spalle strette, questaltranno giocherà con la maglia numero sette.

leva calcistica

A Mosca, a Mosca

Per un paio di giorni ilpadredifamiglia ha latitato. Incredibilmente, aveva da fare più cose del solito e neanche dieci minuti per un appunto nuovo. Che cosa ha fatto? Ha portato i bambini in campagna dai nonni, ha presentato un suo libretto, ha pensato di creare una squadra di Baskin, è andato a trovare degli amici in montagna. E stamattina ha scoperto che «Lo Stancosauro (Stancosaurus Rex, probabilmente) era un dinosauro mammifero che viveva nei territori centrali dell’Asia, era la mucca dei tibetani e mangiava pesci». Grazie Tommaso, che scali letti a castello come cime alpine, immagini seconde (o forse terze) vite davanti alle lapidi dei cimiteri di montagna, e vuoi bere la tua cioccolata avanzata quando ormai l’ha già bevuta, da ore, la mamma. Ilpadredifamiglia ti ama. Ama Olivia. Ama la vostra mamma.

a mosca

Kubrick, il lattepiù e i drughi di tre anni

Ilpadredifamiglia ascolta un racconto di quando Tommaso era giovane. «Quando eravamo giovani, io e Federico preferivamo il the al gusto latte. Andavamo al parchetto, ci sedevamo su una panchina e lo bevevamo». Kubrick e Burgess, decisamente, non hanno inventato nulla. Il lattepiù è un elemento dell’inconscio collettivo, della memoria ancestrale addirittura. E già i giovani drughi di tre anni amavano assaporarlo seduti, in guisa di pensionati,  su una panchina del parchetto. Quando erano giovani, sia chiaro.

drughi